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NEW – Caccia al Tesoro Halloween (ai tempi del Covid)

Mamma mamma, quindi quanti giorni mancano a Dolcetto o Scherzetto? Ti ricordi quanto ho camminato l’anno scorso? Non vedo l’ora di rifarlo!”: sono queste le parole del mio bambino, di pochi giorni fa.

Non mi piace spiattellargli un problema, prospettargli un ostacolo, senza ipotizzargli una soluzione alternativa.

E soprattutto, vorrei che assorbisse questo modo di fare nella Vita. Lamentarsi un pò per le sventure è comprensibile, ma oltre questo… c’è sempre qualcos’altro di possibile.

Che poi si riveli peggio o addirittura meglio, questo lo sapremo solo in seguito. Intanto facciamo qualcosa.

Non si tratta di accontentarsi, si tratta di provare a gestire le condizioni nel modo più favorevole possibile, e lasciare il resto nelle mani…dell’ Universo, o se preferiamo dire, degli Eventi, del Puro Caso.

Si tratta di mantenere un atteggiamento attivo, anziché passivo. Creativo, anziché disfattista.

Alla fine credo che questo conti, più della situazione in sè. E’ vero che rinunciare a qualcosa di piacevole per via di qualche evento esterno e non controllabile è oggettivamente frustrante, ma per un bambino vivere un momento sereno e “creato” e “vissuto” insieme alle persone che ama, seppur semplice, seppur alternativo, è ugualmente appagante.

Perché percepirà che quel qualcuno si è occupato in qualche modo del suo piccolo-grande desiderio, con amore. E questo basta.

Basterà anche a fargli capire che “non tutto è perduto” è una legge universale.

Questo periodo di perdite e di distanze, è forse il migliore periodo per sperimentarla. Nonostante sia un periodo molto rischioso per le loro piccole menti (e non solo per quelle dei bambini) sta a noi tutelarli senza cedere ad ogni passo alla negatività.

Mi sono quindi presa del tempo per ipotizzare un Halloween alternativo, per il mio dolce bambino. E come spesso mi capita quando inizio a scrivere nel flusso creativo, le parole sono scivolate una dopo l’altra.

Ho sorriso, alla fine, immaginando che sì, avrebbe potuto funzionare.

Ho pensato allora di mettere a disposizione di tutti questa piccola caccia, perché condividere il positivo è la mia piccola mission.

Scarica qui le pagine da stampare! Troverai:

  • la lettera iniziale da leggergli per dare inizio alla caccia!
  • una serie di 5 indizi-indovinelli: la soluzione da parte del bambino dovrebbe poi condurlo a cercare gli oggetti in questione (seguendo gli ambienti suggeriti dall’indizio stesso) che serviranno a creare il travestimento a tema.
  • la lettera finale da consegnare e leggere una volta risolti tutti gli indovinelli, che vi inviterà a scendere nelle vostre cantine (o box) agghindati con tutti gli oggetti suggeriti. Nella cantina dovrete aver preventivamente nascosto un pò di dolciumi!!!

Età consigliata: dai 4/5 anni ai 7/8.

Buon Halloween!!!

Dolcetto o Scherzetto?

LEZIONE N. 1: Cosa mi hanno insegnato i bambini e il mio cucciolo di cane rispetto ad….AMBIENTARSI IN UNA NUOVA SITUAZIONE. IL BISOGNO DI SICUREZZA.

Quando abbiamo posato Akù sulla soglia di casa per la prima volta, oltre la quale c’era un bambino in attesa di una grande sorpresa, e abbiamo aperto la porta… la scena non è stata simile a quello che avevamo immaginato, cioè un cagnolino scodinzolante che correva ad esplorare e leccare quel bambino e tutta la casa.

Non è andata così.

Il cagnolino è rimasto immobile sulla soglia, pietrificato.

Questa immagine mi ha fatto pensare a tanti bambini, al primo incontro di un percorso neuropsicomotorio. Non tutti reagiscono così, ma tanti sì, soprattutto i più piccoli. I più “cuccioli”.

Sapevo cosa stava accadendo.

Quel cagnolino era in uno stato di massima allerta, e di massima angoscia.

Si trovava per la prima volta in una situazione completamente nuova.

I bambini, cosa fanno di solito? Si rintanano tra le gambe della mamma, o meglio ancora, le saltano in braccio.

Il mio cagnolino però, non poteva rinfrancarsi della presenza di sua mamma, perché da lei era appena stato allontanato. Che Akù mi perdoni per questo faticoso passaggio.

Sapevo che dovevo aiutarlo ad entrare.

Con estrema calma, delicatezza, l’ho preso in braccio cercando di dargli conforto. E poi l’ho posato mantenendo una mano sulla sua schiena e le mie gambe vicine a lui, perché sentisse calore.

In stanza di terapia invece, per fortuna, posso garantire quel minimo di senso di sicurezza, lasciando che il bambino resti con la sua mamma nel nuovo spazio, finché sente di potermi dare fiducia.

Di solito non ci vuole tanto, ma poco o tanto che sia, il punto è questo: in presenza di uno stato di allerta, è fondamentale creare un contesto in cui il cucciolo trovi, con i suoi tempi, un senso di sicurezza.

Di fatti, il senso di sicurezza è un bisogno primario, ancestrale. Finché quello non è garantito, non ci può essere un’apertura, uno scambio di fiducia, un’evoluzione né tantomeno apprendimento.

Una volta che la creaturina è stata portata dentro il contesto, come capisco quando il bisogno di sicurezza viene appagato e lo stato di allerta diminuisce?

La mia professione mi ha insegnato l’ OSSERVAZIONE DEI COMPORTAMENTI SPONTANEI.

Osservo per esempio dove si pone, in quale parte della stanza: rimane vicino alla porta o azzarda a spingersi oltre? Oppure la sua posizione è strettamente dipendente da quella della sua mamma?

Akù per esempio, per la prima mezz’ora non è rimasto più lontano di un metro dalla porta.

Un’altra cosa che osservo è cosa fa. Si guarda in giro? Esplora la stanza? Esplora solo con lo sguardo o anche con il corpo, andando a rovistare? Oppure, rimane semplicemente attaccato alla mamma, senza volersi togliere le scarpe o la giacca?

Già queste informazioni fanno la differenza,  e mi guidano nel mio comportamento.

Più il bambino sembra dipendere dalla mamma, mostrando uno scarso interesse verso la stanza e verso i giochi, o mostrando una forte chiusura quindi mostrando la ferma volontà di non spogliarsi neanche di scarpe e giacca, più comprendo che l’allerta è molto elevata, allora  la mia presenza e interazione sarà molto discreta. La mia distanza fisica dal bambino sarà maggiore.

Viceversa, con un bambino curioso ed esploratore, mi permetto di avvicinarmi leggermente di più e cerco una giusta misura di interazione.

Ho applicato lo stesso concetto col mio nuovo cagnolino: osservandolo, balzava agli occhi quanto fosse inibito. Annusava timidamente i nuovi personaggi della nuova casa. Inizialmente aveva un atteggiamento passivo, statico: non esplorava. Non considerava minimamente i giochini che avevamo preso per lui.

La prova del 9, è stata la prova del cibo. Ha bevuto un po’, ma non ha toccato cibo.

“Diamogli tempo. Muoviamoci con discrezione.”, ho condiviso questo pensiero con la mia famiglia.

Quel primo giorno, siamo stati attenti a tenere un livello di energia abbastanza basso, senza parlare forte, senza muoverci troppo rapidamente, senza fargli subire troppo contatto fisico magari indesiderato. E soprattutto, senza forzare i suoi comportamenti.

Questo è un nodo fondamentale, perché quando le aspettative si scontrano a muso duro con la realtà, le nostre emozioni frustrate spesso ci spingono proprio a cercare di forzare i comportamenti: nulla di più contro-producente.  Bisogna solo imparare a dividere le due cose: le nostre frustrazioni, dai bisogni profondi dell’altro. Cosa è più opportuno tutelare?

REGOLA N° 1:  CERCARE DI ABBASSARE LO STATO DI ALLERTA ELEVATO. 

Ma cosa si può fare, una volta intuita una tale condizione?

Innanzitutto, come già accennato, garantire la prossimità con la figura di accudimento

Nel caso di Akù, poiché sono stata io la figura di riferimento al momento della separazione, mi sono offerta come vicinanza fisica, quindi restavo vicina a lui con il mio corpo, e lasciavo che lui si regolasse in base al suo bisogno.

Ora di sera, ha mostrato un fortissimo attaccamento a me, richiedendo continuamente la mia vicinanza: questo ci ha raccontato quanto bisogno di conforto e di sicurezza avesse. Questo comportamento è proseguito in maniera importante per quasi un paio di settimane.

Ci vuole molto rispetto e pazienza, nell’affrontare questa fase iniziale. Ma è davvero cruciale.

Colmare un vero bisogno, un bisogno profondo, è l’unica strada che permette di evolvere in modo positivo.

Durante questo periodo, possiamo metterci nell’ottica di ignorare il comportamento: non porvi eccessiva attenzione, non rimarcare, non forzare la mano.

Dobbiamo trasmettere una sensazione di rispetto di tempi e modalità, perché questo significa in un linguaggio più profondo: io ti accetto così come sei.

Eviterei quindi in questa fase le richieste dirette. Tendenzialmente infatti – in tal caso – verrebbero rifiutate (per il momento). Talvolta io uso questa strategia come verifica, proprio per vedere a che punto siamo. Più il bambino si oppone a una richiesta esterna, più comprendo che c’è ancora molto da lavorare su allerta e fiducia.

Possiamo tuttavia continuare ad offrirci in modo positivo, gentile, pacato… ma non invasivo, neanche a livello prossemico, quindi non esagerare con la vicinanza fisica.

In caso di errore di valutazione, in ogni caso, basterà rimanere vigili sul comportamento dell’altro: si avvicina o si allontana? Riflettiamo il suo comportamento: se si gira o si allontana, aumentiamo la distanza. Se si avvicina, mostriamoci lì.

E’ come un ballo di coppia, dove ci si può regolare e correggere ad ogni passo, restando in presenza e in ascolto attivo.

Un’altra cosa che possiamo fare, da parte di chi vuole conquistarsi la fiducia dell’altro, è offrire un aggancio emotivo:  con un cagnolino, può essere un cibo fortemente accattivante; con un bambino, può essere un gioco fortemente interessante.

Ho imparato dalla mia esperienza, anche una tecnica molto pragmatica ma utile sia con i cuccioli di cane che con i cuccioli di uomo: mostrarsi utili rispetto ai bisogni molto concreti, perché questo significa in un linguaggio più profondo: io colgo ciò che ti occorre per stare bene.

D’altronde i bambini e gli animali sono quanto di più concreto esista.

Acqua per la sete, buon cibo per la fame, soluzioni pratiche, afferrare un oggetto troppo lontano, prendere in braccio per raggiungere qualcosa, svitare un tappo, consegnare qualcosa che serve in quel momento…

Spesso, un altro atteggiamento che crea fiducia è la nostra capacità di attendere in caso di non-azione o in mancanza di scambio reciproco, restando in relazione, perché questo significa in un linguaggio più profondo: sono lo stesso qui per te, e quando vorrai io ci sono. 

Eventualmente – in caso di forte inibizione – posso iniziare in autonomia a fare qualcosa di interessante a media distanza. L’obiettivo è ottenere la partecipazione spontanea e infine la collaborazione.

Comunque vada, per quanto possa preoccuparci o frustrarci un comportamento inibito, mai sgridare, punire o umiliare, o peggio far sentire in colpa.

Lo stato di allerta, è davvero una condizione mentale, psichica ed emotiva, che impedisce tante altre funzioni.

Quindi, se senza giudizio, ci occupiamo soltanto di recuperare questa condizione, conquistandoci pazientemente la fiducia del cucciolo, allora a un certo punto, la relazione diventa fruttuosa e permette quello scambio, quell’apertura, che porta all’evoluzione comportamentale e cognitiva.

Quando si capisce che lo stato di allerta si è abbassato?

Il cucciolo diventa più attivo. Inizia a esplorare e addirittura diventa propositivo: proporrà lui stesso un’interazione di gioco, di lotta o di coccole.

Accetterà di buon grado il cibo, e diventerà sempre più autonomo nelle sue faccende.

Accetterà anche ciò che di altro arriva da quella nuova figura, in termini di proposte e richieste. I SI supereranno i NO.

Non avrà più bisogno di una prossimità costante dalla figura di riferimento.

In stanza di terapia, ad esempio, man mano che lo stato di allerta di abbassa, si osserva che il bambino non considera ormai più di tanto il genitore presente, senza più tornare continuamente da lui/lei. Infine sarà possibile allontanare la figura di accudimento fino al tempo completo della seduta.

Un cagnolino invece, inizierà a fare i pisolini nei “suoi posti” anziché sotto i piedi del suo nuovo riferimento, o a giocare attivamente mentre questo è impegnato  in altre faccende.

La conquista del gioco, dunque, è veramente un fenomeno fortemente indicatore.

Un cucciolo o un bambino poco interessato al gioco in un certo contesto, oppure un bambino poco motivato all’apprendimento, ci stanno raccontando che c’è ancora quel problema di fondo: il bisogno di sicurezza non ancora colmato.

Di chi è quindi la responsabilità di trovare una strada per la serenità profonda dei cuccioli?

E cosa accade, se invece la figura accudente – che sia il genitore (di sangue o di adozione) o l’educatore/insegnante o la terapista – non se la prende questa responsabilità?

Per la mia esperienza, osservo che se così accade, il cucciolo manifesta il proprio disagio con comportamenti disfunzionali.

La realtà dimostra, che un bisogno non colmato, si paleserà sempre in qualche maniera particolare, più o meno bizzarra, più o meno difficile.

La buona notizia, è che non è mai troppo tardi per colmare un bisogno.

La domanda è: ce la prendiamo questa responsabilità?

NEW – RUBRICA. Cuccioli di Uomo e Cuccioli di Cane.

Non avevo mai avuto un cane.

Per la verità, a eccezione di pesci rossi, e di una piccola papera per un brevissimo tempo, un’ estate da bambina, non avevo mai avuto animali.

Sarà per questo, o sarà per il fatto che vivo in un appartamento senza giardino, non ho mai considerato di avere un animale. Ho sempre sognato di avere, oltre ad un compagno di Vita, almeno 3 figlioletti, e più o meno basta.  

Ma poi la Vita va come deve andare invece.

E quando la lasci scorrere, può succedere che ti sorprendi a prendere delle decisioni, anzi… a sentire delle decisioni, che non avresti mai pensato. Decisioni di pancia, che sai essere giuste, perché lo senti dentro di te.

E proprio così è arrivato AKU’ nella vita della mia famiglia. Un paio di kg di barboncino, soffice come la lana.

E noi l’abbiamo accolto, senza troppe ragioni, senza troppi perché, senza troppi ma, senza troppi se. Abbiamo lasciato fluire questo nuovo arrivo.

E così, oggi, abbiamo un dolcissimo cagnolino.

Prima di andare a prenderlo, ho parlato con la veterinaria e le ho esternato le mie preoccupazioni in merito alla mia adeguatezza rispetto a questo ruolo: io mi occupo di bambini nella vita, e sono una mamma, ma non so nulla di cani.

(Certo, appena ho preso questa decisione, ho fatto quello che faccio sempre: ho iniziato subito a documentarmi sui bisogni fondamentali dei cani e intanto qualche prima strategia amorevole per iniziare a crescerlo ed educarlo. Un nuovo mondo si è spalancato davanti a me.)

La veterinaria mi ha rassicurata: Se conosci i bambini, te la caverai benissimo. Comportati più o meno come faresti con uno dei tuoi bambini.

Questo lo posso fare, ho pensato.

Akù vive con noi solo da 2 settimane, eppure sto già osservando incredibili somiglianze con il mondo dei bambini.

E sicuramente è chiarissima dentro di me la stessa convinzione: io non voglio addestrare il mio cane all’ obbedienza, io voglio conquistarmi il suo Rispetto e la sua Fiducia così che lui scelga di collaborare e seguire la mia guida. A volte impacciata, a volte buona, a volte in torto, ma sempre con amore.

E’ una strada più lunga, ma sicuramente più fruttuosa a lungo termine, e più felice.

Quella con il cane è una relazione diversa, ma è pur sempre una relazione a doppio senso.

E proprio per questo, ci sono tanti punti in comune.

Ho deciso che mi appunterò tutte le lezioni che, da ora in poi, anche i cani hanno da insegnarmi, oltre ai bambini.

Non si finisce mai di imparare, per chi lo desidera.

E’ così interessante, affascinante, tutto questo, non trovi anche tu?

“è Mio!” “NO! è Mio!” “dammeloooo”: tipici scontri in spiaggia

Ai miei seminari faccio spesso questi classici esempi da spiaggia.

Con i figli piccoli, soprattutto tra i 2 e i 4 anni, le situazioni di scontro sono all’ordine del giorno.

I bambini a questa età iniziano a interagire e desiderare di interagire con i piccoli coetanei.

Spesso, a poco serve portare a ciascuno i propri attrezzi in modo che non litighino.

Perché i bambini a questa età (fino ai 6/7 anni circa) devono sperimentare una fase più forte di loro: la fase egocentrica.

A questa età TUTTO E’ MIO.

E quindi apriti oh cielo, quando un altro bambino si impossessa delle cose di un altro: l’uno si dispererà per l’immenso torto subìto, l’altro cercherà di reclamare una proprietà che in realtà non gli appartiene.

E i poveri genitori che fanno?

Quelli dell’uno, il più delle volte nel totale imbarazzo, si preoccuperanno della mancanza di generosità del proprio figlio, e magari lo obbligheranno a condividere, perchè non è bello mostrarsi egoisti.

Quelli dell’altro, cercheranno di capire come gestire la situazione, sperando magari che l’altro sia tollerante in modo da evitare il finimondo qualora dovessero togliere di mano il gioco al proprio bambino possessivo.

Verrebbe da chiedersi: chi ha ragione e chi ha torto nella disputa?

La sentenza è che: entrambi i bambini hanno ragione.

Innanzitutto cerchiamo di capire una cosa fondamentale:

E’ normale che un bambino di 2/4 anni non desideri condividere, il più delle volte.

Ed è normale che per un bambino di 2/4 anni, tutto sia “suo”.

Perchè?

Il bambino piccolo  è egocentrico per natura, considera tutto suo e tutto-tutti a sua disposizione.

Crede e vuole essere il centro del mondo. A questa età sperimentano questa “illusione”.

Riguardo al tema della proprietà, è altrettanto fondamentale che venga tutelata in questi anni.

Più lasciamo che – in questa precisa fase, il primo settennio di vita– vivano questa esperienza, rispettando al massimo questa fisiologica tappa dell’egocentrismo…. e – anche se sembra paradossale – meno egocentrici, egoisti e richiestivi resteranno da più grandi.

Vediamola cosi:

Un bisogno colmato sarà un bisogno “archiviato”. Se invece resta irrisolto, si protrae negli anni.

Questa illusione poi mano a mano con l’esperienza, viene ridimensionata.

Torniamo al nostro esempio da spiaggia.

Il bambino in questa fase pensa che tutto sia suo e gli sia dovuto: questo ci aiuta a comprendere il bambino “possessivo”

Il bambino in questa fase va tutelato rispetto alla proprietà: questo ci aiuta a comprendere il bambino “poco generoso”

Possiamo ora comprendere che entrambi i bambini si stanno comportando esattamente come la loro Natura gli suggerisce, quindi cominciamo intanto col NON giudicare nessuno dei due. Dovremmo perciò valutare di eliminare entrambe queste etichette: possessivo o poco generoso.

Dopodichè però, chiaramente, dobbiamo capire come intervenire, se necessario:

CON IL BAMBINO CHE NON VUOLE PRESTARE

Nel suo caso, concentriamoci sul tutelare il diritto fondamentale alla proprietà e alla scelta. Violare questo diritto turba profondamente i bambini, e oggettivamente hanno ragione. Quindi potremo dirgli ad esempio…

“Tesoro, hai ragione, è proprio tuo, assolutamente, il gioco è tuo e solo tuo. Tranquillo. Adesso lui/lei te lo ridà, non preoccuparti. Magari tra 5 minuti ti andrà di prestarglielo…”

E’ giusto che il bambino possa manipolare la realtà che gli spetta di diritto.

E sapete cosa potrebbe succedere a furia di tutelare la sua proprietà?

Venendo rassicurato nel profondo, quando avverte questa sicurezza, potrebbe spontaneamente concedere all’altro di utilizzare il suo gioco, o attivamente – offrendoglielo – o accettando il prestito, o non curandosene più. Perché il suo bisogno profondo è stato colmato.

CON IL BAMBINO CHE ARRAFFA

Dato che ha ragione dal canto suo, per contro è oggettivo che il gioco in questione non è di sua proprietà, dunque è qui che ha l’opportunità di confrontarsi con la realtà. La cosa importante è che il suo bisogno interno venga riconosciuto, e la sua emozione accettata. Quindi potremmo dirgli, ad esempio:

“Tesoro, capisco che questo gioco ti sta interessando molto, hai ragione è davvero bello, però in questo momento lui/lei non vuole prestartelo vedi? E il gioco è suo, quindi ora dobbiamo proprio ridarglielo. Magari tra 5 minuti proviamo a richiederglielo, ma adesso non vuole proprio, mi dispiace. Dai, daglielo tu… dai che ce la fai… ”

Come reagirà a questo punto?

Con ottime probabilità proseguirà con un pianto isterico. So che sembra banale la rinuncia ma per loro non lo è, per loro rimane un’insopportabile limitazione ai limiti dell’inaccettabilità. Comprendiamo questo per non sminuire o giudicare la sua emozione. Quello che possiamo fare è accoglierla….

“Eh lo so, è una gran scocciatura per te. Ti sta dispiacendo tanto lo capisco. Piangi, piangi pure… la mamma è qui, se vuoi ti faccio una coccola…” Magari si lascerà andare una coccola e poi… cambierà obiettivo.

Magari piangerà più a lungo: i bambini piccoli non sanno ancora gestire le loro emozioni. Non scomponetevi. Mantenetevi accoglienti e disponibili alla consolazione, tuttavia consapevoli che piano piano va bene che impari a sopportare questa frustrazione. Gli serve.

Infatti, imparare a sopportare la frustrazione, è una lezione fondamentale nella vita, perché limitazioni, ostacoli, problemi, arriveranno sempre, a qualunque età. Ed è bene impararlo già da piccoli, per non arrivare ad età più avanzate ancora impreparati….. proprio perché magari i genitori – nella difficoltà di gestire la situazione e soprattutto le emozioni scomode – hanno sempre tamponato o modificato a loro vantaggio la situazione, per evitare di fargli vivere a pieno il disagio.

La vera notizia è che i bambini possono affrontare il disagio, soprattutto se ci sono, nei loro genitori, 2 braccia affettuose e 2 cuori non giudicanti pronti ad accoglierlo.

La nostra stessa di convinzione di genitori, che nostro figlio può farcela a tollerare quel disagio, gli verrà trasmessa e contribuirà ad una crescita positiva.

Viceversa, i bambini rischiano di rimanere troppo a lungo nel loro “delirio di onnipotenza” =)))

I giochi e gli scontri sono i mezzi superficiali con i quali i bambini costruiscono le basi profonde della propria identità.

Se concediamo all’età giusta questi avvenimenti, tutelando questi diritti senza giudizio, costruiremo basi solide per farli evolvere in bambini sicuri e altruisti nelle età successive.

Se cerchiamo di vivere tutto questo in modo più neutro e positivo, vivremo senz’altro anche un’estate più serena. Impegnativa, ma serena.

“Buone” Vacanze!!! Divertitevi :-)))

Viaggio lungo in auto: come intrattenere i bambini?

Se fai fatica ad andare oltre l’idea del tablet o del cellulare come mezzo di intrattenimento durante i viaggi, questo articolo potrebbe darti qualche spunto in più.

Gli schermi infatti possono tornare utili ma andrebbero usati in ogni caso a piccole dosi, ed inoltre non tutti i bambini possono guardare uno schermo in auto senza che gli venga il mal d’auto.

Oltre a ciò, l’idea è proprio quella di pensare ad un lungo viaggio non come una “mission impossible” ma come ad un tempo in cui condividere un tempo sereno anche di divertimento con i propri figli, senza tenerli isolati il più possibile come se non ci fosse altra possibilità.

Ricordiamoci che il nostro atteggiamento influenza anche il loro modo di pensare e di fare, quindi se pensiamo che il viaggio sarà una noia infinita e mettiamo in luce la nostra fatica e impazienza, i bambini rischiano di mettere in campo un atteggiamento straziante, oltre ogni sopportazione.

Se pensiamo davvero che non ci sia modo di condividere un tempo escludendo uno schermo… i bambini lo avvertiranno. Potrebbero smettere di cercare il nostro intrattenimento e la nostra relazione “abbandonandosi” agli schermi e chiudendo tutti i sensi, oppure potrebbero cercare di attirare la nostra attenzione magari in modo “disfunzionale” quindi diventando provocatori, capricciosi, oppositivi o aggressivi.

Quindi, ecco alcuni consigli pratici.

Ovviamente un opzione molto positiva è dialogare. E’ chiaro che comunque i bambini sotto gli 8/9 anni hanno comunque bisogno anche di giocare.

Prima ancora di giocare, non dimenticare la regola n.1: Non svegliare il can che dorme.

Oltre alla speranza che alcune ore siano effettivamente impiegate in un bel sonnellino (viaggiare di sera aiuta sempre!) mi riferisco piuttosto a quel tempo in cui il bambino sembra “assorto” nei suoi pensieri. In silenzio, guarda fuori dal finestrino, per un certo tempo. Durante questo tempo, lasciamogli la sua intimità, senza sovrastarlo con altri stimoli. Dato che i momenti di silenzio e di interiorità potrebbero essere rari, è da considerarsi un momento prezioso, da rispettare. In pratica non coinvolgiamolo finché non sarà lui a richiamare la nostra attenzione. Questo sicuramente accade molto più difficilmente in caso di più figli nella stessa auto.

“Mamma, mi annoio!”

A questo punto cominciano le nostre mosse da mamma – ninja.

Prima di partire con le nostre proposte, tenterei sempre con lo stimolare un approccio mentale più pro-attivo. In che modo? Attraverso la risorsa più importante che abbiamo per attivare la ricerca di una risposta ad un problema: la domanda.  

Quindi potremmo chiedere, ad esempio “Capisco, tranquillo ora ci inventiamo qualcosa. Cosa ti va di fare?”

Se in tempo zero ti risponde “Non lo so!!!” invitiamolo a pensare meglio a qualcosa: “D’accordo allora prenditi qualche minuto per pensarci e lo stesso farò anche io. Dimmi appena ti viene un’idea!”

Anche se hai già qualche idea in mente, aspetta ugualmente che il bambino ci metta almeno un po’ di impegno e sforzo mentale per uscire dalla situazione di noia.  Potrebbe quindi accadere che:

Ipotesi A: Il bambino raccoglie la sfida, fiducioso della possibilità di inventare qualcosa e dopo un po’ dirà: “ho un ideaaaaaaaaaaaaaaaaa”, e nella speranza che sia realizzabile, sperimentatela subito con gioia. Congratulatevi in ogni caso per aver portato il suo contributo, per quanto bizzarro possa essere. Dopo la sua proposta, potete condividere anche la vostra idea.

Ipotesi B: Il bambino mantiene un atteggiamento passivo, continua a sbuffare e a quel punto difficilmente metterà in campo le proprie doti creative. A quel punto, date voi il buon esempio: offrite qualche spunto, cercando di aprire la sua mente all’esistenza di possibilità di divertimento anche nel contesto statico, ma mantenete un approccio guidato da domande, ad esempio: Giochiamo con le parole? Oppure Giochiamo con le mani?, oppure con qualche gioco specifico, o favola, che avremmo furbamente preparato nello zainetto del viaggio, piuttosto che giochi musicali.

Questa domanda vuole appositamente restare generica, nella speranza di costruire insieme l’idea più precisa.

Che giochi si possono fare con le parole?

  • Catena di parole:  a turno, pronunciare una parola che inizi con l’ultima sillaba della parola espressa dal giocatore precedente (non vale ripetere quelle già “uscite”) PANE – NERO – ROTTO – TOMBOLA…
  • Un treno carico di… :  scegliere una sillaba (es. MA) oppure un fonema (es. M) e a turno tirare fuori una alla volta tutte le parole che vengono in mente che iniziano con quel suono.
  • Amici di Rima:  scegliere un suono finale di parola (es. ELLA, ETTA, OTTO, ELLO) e a turno tirare fuori una alla volta tutte le parole che vengono in mente che finiscono con quel suono.
  • Bomba. Decidere una categoria (es. mare, scuola, cucina, parco-giochi, supermercato) e far partire col cellulare un timer (es. 4 minuti… 2 se i figli sono più grandini quindi più rapidi nel ragionamento) e a turno rievocare una parola relativa a quello specifico contesto. Quando suona il timer, che corrisponde alla “bomba”, la persona in quel momento in turno, si procura un punto di penalità. Vincerà alla fine dei conti la persona che ha accumulato meno punti di penalità.
  • Telefono senza fili: se possibile, nella famiglie più numerose, bisbigliarsi nell’orecchio una parola, a giro. Alla fine del giro scoprire se la parola trasmessa è la stessa messa in circolazione inizialmente.
  • Gli indovinelli: farsi reciprocamente degli indovinelli. Aiutare il bambino a ragionare ed esprimersi per categorie e caratteristiche più precise: “è un animale, che…”
  • Lettere invisibili: disegnare sul palmo della mano una letterina: il bambino deve indovinare qual è, ovviamente senza guardare.

Che giochi si possono fare con gli occhi?

  • Con i miei occhietti vedo…:  proseguire l’indovinello aggiungendo informazioni che riguardano il colore, la forma o altre caratteristiche visive, di modo che l’altro possa indovinare quanto abbiamo osservato fuori dal finestrino. Proseguire facendo giocare a turno tutti i componenti del viaggio.
  • Che cos’è?: procurandosi carta e penna o lavagnetta, disegnare qualcosa al bambino, che deve indovinare. Se l’attività di disegno non interferisce con il mal di auto, fare scambio di ruolo quindi far disegnare il bambino e tentare di indovinare.

Che giochi si possono fare con le mani?

  • Carta-Forbice-Sasso: classico morra cinese, quindi carta = mano aperta, forbice = indice e medio estese, le altre dita chiuse, sasso = mano chiusa a pugno. Carta vince su sasso ma perde con la forbice. Forbice vince su carta ma perde contro il sasso. Il sasso vince sulla forbice ma perde contro il foglio. I segni uguali si considerano in parità.
  • UNO modificato versione 1: con le carte da Unoper un paio di colori scegliere una mossa corrispondente ad esempio: verde = batti le mani; rosso = toccati il naso. Gli altri 2 = immobilità. Mischiare quindi le carte senza le carte speciali e proporre in sequenza una dopo l’altra le carte. Ogni volta, in base al colore uscito, il bambino guarda la carta e procede ad eseguire la mossa o restare immobile secondo quanto stabilito.
  • UNO modificato versione 2: con le carte da Uno, mischiare le carte senza le carte speciali e proporre in sequenza una dopo l’altra le carte. Al bambino si chiederà di guardare la carta del mazzo uscita, e di denominare il “Colore!” oppure il “Numero!”, oppure il “Colore in inglese!” oppure “Numero in inglese!”. Cambiare la consegna dopo alcune carte proposte: il bambino dovrà essere pronto ad adattarsi alla nuova consegna!
  • Trova le differenze (enigmistica per bambini)

Che giochi si possono fare con le orecchie?

  • Ascoltare una favola
  • Ascoltare una canzone e cantare
  • Ascoltare un suono creato dall’altro (es. 2 battiti di mano) e ripetere. Man mano aumentare la difficoltà (sequenza es. 2 battiti di mano-pausa-1 battito)
  • Il canzoniere : che canzone è?

Che giochi si possono infilare nello zainetto, per tenere attivo il cervellino?

  • Essere o non essere? (portare con sè anche solo le carte, eventualmente il cerchietto): Attraverso le domande, il bambino dovrà comprendere di cosa si tratta la carta pescata dall’altro. Aiutare il bambino a ragionare ed esprimersi per categorie. Potrà quindi chiedere: “E’ un animale?” oppure “E’ un cibo?” o “E’ un oggetto?”. Una volta individuata la categoria generale, restringere il campo: “è un animale della savana?” oppure del cielo o della fattoria… e così via. Quando è il nostro turno di indovinare, porre le domande proprio in questo modo a imbuto.
  • Scopriamo il mondo:   è un gioco con delle carte, che mostra la forma e il nome di ogni nazione, la sua capitale e la sua bandiera. Potete divertirvi a guardare e scoprire… cos’è? Lo sai come si chiama…?
  • Flash card in italiano: per i più piccoli
  • Flash card in inglese: anche per i più grandini
  • Tris magnetico: un grande classico, ma grazie alla caratteristica magnetica, bypassiamo il problema di scrivere in macchina!
  • Enigmistica (consiglio anche i materiali Erickson impostati per l’età specifica): mamma legge e i bambini rispondono!
  • Gioco di ordinamento: questo è un gioco che adoro, e lo ritengo adatto perché non ci sono pezzi che cadono, sono tutti incastrati e vanno quindi semplicemente spostati. Ovviamente eviterei di usare le finezze del porta carta e della clessidra, che non sono sicuramente indispensabili (anzi la clessidra mette fin troppa pressione :-)) . Basta estrarre una carta dal vano sotto e metterla in un punto visibile per poi giocare a spostare i blocchi fino a riprodurre lo schema proposto dalla carta! Questo gioco molto stimolante per il cervello piacerà non solo ai bambini ma anche ai genitori! Non è semplicissimo, questo va detto (è un gioco che allena le funzioni esecutive, quindi programmazione, previsione, autocorrezione…) ma il viaggio potrebbe proprio essere un contesto in cui prendersi più tempo del solito per risolvere l’enigma!

Lasciate in qualunque momento spazio alla creatività e alla propositività del bambino!

Buon viaggio!

In vacanza con i nonni: idee per gestire positivamente la separazione e la distanza

Little girl learning Checkers from her Grandpa

Arriva il momento, a volte, di lasciare che il tuo bambino viva un’ esperienza da solo.

Magari restare con i nonni in vacanza da solo per un po’ di giorni.

La prima volta, è un’esperienza forte sia per il bambino sia per i genitori. Giusta, ma forte.

Non tutti i bambini sono uguali.

Quelli più sensibili, o più insicuri, potrebbero meritare qualche delicatezza in più.

Potrebbero mostrare segni di “ansia anticipatrice” nei momenti o giorni prima della partenza dei genitori.

E se poi mi manchi?” potrebbero chiederti con quegli occhioni.

Questo pensiero potrebbe sinceramente preoccuparli.

Può essere una buona occasione, quella di rassicurarli sulle loro emozioni.

Ricordando loro che le loro emozioni vanno in ogni caso benissimo. Va tutto bene.

E rassicurando che se dovesse succedere, si potrà ricordare sia che i cuori dei genitori e il loro, sono sempre in contatto, sia che le emozioni sono come un onda del mare, che sale sale sale…e poi scende scende scende. E che quindi potrà sicuramente farcela, senza dubbio.

Oltre alle parole rassicuranti, potrebbe essere carino anche creare qualcosa di concreto, a cui attribuire un piccolo potere magico. In caso di bisogno.

Questo sapere, nel bambino, che “in caso di bisogno” può attingere a qualcosa di fisico, può aiutarlo a placare la sua ansia e farsi coraggio per superare il piccolo momento di emergenza.

Laddove poi dovesse servire durante il periodo, ricordarsi di usarlo!

Può essere un disegno fatto per l’occasione, una fotografia scattata dal bambino, qualche oggetto di particolare significato…

Io quest’anno, a mio figlio, ho preparato un ANTIDOTO. La mia era una letterina piena di “parole magiche”, cioè parole di accoglienza dell’emozione, e parole potenzianti che gli trasmettessero amore e fiducia in sè stesso. Ma ovviamente ognuno potrebbe creare il proprio “antidoto” in base alla propria creatività.

Non so se gli servirà, ma in ognuno dei casi, alla fine, il coraggio e la fiducia in sé stesso, sarà aumentata.

Un altro modo di gestire l’ eventuale ansia da attesa, è quello di riportare nero su bianco lo scorrere del tempo. Prendendo spunto dal senso del calendario dell’avvento, per esempio, si può creare insieme al bambino un piccolo CALENDARIETTO.

Ogni “casella” rappresenterà ogni giorno da trascorrere lontani: ad esempio il bambino dovrà quindi quotidianamente segnare con una “X” o colorarla, la casellina del giorno.

Se si prevedono piccoli doni con una certa frequenza in caso di assenze prolungate (nel caso potete predisporli in segreto con i nonni prima della vostra dipartita), si può segnare sul giorno anche l’icona del dono. Il bambino aiuterà sicuramente i nonni a ricordare che si tratta del “giorno del regalino”! 

In questi casi particolari di separazione, un piccolo dono materiale potrebbe un pochino allietare la mancanza. Ovviamente non è indispensabile. E comunque sicuramente, non è consigliabile esagerare con la generosità.

Non ha infatti un senso di premio, ma di piccola coccola “extra”! Ed inoltre, è utile scegliere a tal proposito un gioco utile o carino da fare con chi se ne occuperà, per inserire un elemento di novità e interesse nelle giornate.

Rispetto alle TELEFONATE, valutare in base al bambino:

  • Ci sarà quello che gradirà serenamente le video-chiamate o le chiamate.
  • Ci sarà quello che potrebbe rattristarsi o emozionarsi particolarmente nel rivedere l’affezionato volto di mamma e papà, oppure lo sfondo di casa, e queste immagini potrebbero evocare eccessiva nostalgia. In questo caso prediligere le telefonate normali. Come si dice “Occhio non vede, cuore non duole”.
  • Ci sarà quello che farà fatica a gestire anche le telefonate normali.

Cercare di comprendere le reazioni del bambino, e scegliere una modalità ed anche una frequenza che non lo scombussoli eccessivamente. A proposito di frequenza, per alcuni i bambini sentirsi tutti i  giorni può essere decisamente troppo.

Un altro piccolo modo per far sentire la presenza ma in modo meno intenso, può essere inviare ogni tanto (magari soprattutto nei giorni in cui non vi sentirete) tramite la chat whatsapp con la nonna, delle gif animate carine: alcune possono essere semplicemente divertenti oppure altre affettuose. Il bambino potrebbe sorridere e divertirsi con quel poco, ma allo stesso tempo godrà di un piccolo contatto perché una parte inconscia potrebbe sentirsi pensata e amata grazie al “messaggino” a sorpresa. Un contatto soft di questo tipo non dovrebbe nemmeno destabilizzare troppo.

Rimanere in ascolto quindi, per percepire la soluzione più adatta per il proprio bambino.

Incentrare le telefonate sul racconto spontaneo del bambino, portando la nostra attenzione su quello che lui ci “porta”, cioè su quello che in quel momento per lui è importante, anche se a noi può sembrare un argomento insignificante.

Se non è lui a chiedere a proposito del nostro ritorno, o ad esprimere il suo sentimento per primo, eviterei di tornare noi sul tema “mi manchi”. Viviamocelo nel nostro cuore, senza trascinarlo nella nostalgia.

Se addirittura, in un certo momento il bambino non ha voglia di parlare con noi perché catturato da qualche gioco o situazione, non prendiamola assolutamente sul personale e lasciamo che sia.

Finché il bambino è sereno, possiamo restare sereni anche noi.

Anche se ci manca da matti.

Buone vacanze!

Psicomotricità ai tempi del CoronaVirus. VideoTutorial: giochi da fare in casa

HAI FIGLI DA 0 A 7/8 ANNI? Guarda questo Video!

DAI 4/5 ANNI IN SU

Dobble

Uso alternativo dei guanti

Gioco dei comandi sonori

Bastoni delle scope e…coordinazione

Giocare con le dita dei piedi

Allacciare e Annodare

Giochi visuospaziali con i bastoncini

Sport fantasmici

Sport con le dita

PreRequisiti dell’apprendimento

Slalom e salti

Coordinazione occhio-mano

Giochi con la palla

DAI 2 AI 4/5 ANNI

Tullet parte 1

Tullet parte 2

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Motricità di base

Gioco delle categorie percettive

Gioco delle scatole progressive

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Temi Esistenziali e Spirituali

Quando parliamo di eistenzialità e spiritualità uno dei must è il leggendario Don Miguel Ruiz, affiancato poi da un collaboratore altrettanto formidabile: il figlio, Don Jose Ruiz. Da conoscere di questi autori I quattro accordi. Guida pratica alla libertà personale. Un libro di saggezza tolteca, così come Il quinto accordo. Guida pratica alla padronanza di sé. Un libro di saggezza tolteca oppure La padronanza del sé. Guida tolteca alla libertà.

Joe Vitale, ha scritto anche The miracle. I sei passi verso l’illuminazione  , che contiene guide, meditazioni, esercizi, risorse, storie e molto altro ancora. Devi solo scegliere quale processo senti maggiormente in risonanza con te stesso e nella situazione in cui ti trovi .

Eckart Tolle, invece, ha scritto anche Un nuovo mondo. Riconosci il vero senso della tua vita

Robin Sharma , con la parabola Il monaco che vendette la sua Ferrari. Una favola spirituale, unisce saggezza orientale e regole occidentali per la riuscita personale, per una vita consapevole e felice.

Interessante approfondimento (anche se di non semplice o leggera lettura) sui “casi della vita” di Robert H. Hopke, con Nulla succede per caso. Le coincidenze che cambiano la nostra vita

Sulla gratitudine e sui suoi effetti, troviamo Aiuta la tua mente a crescere. Gratitude effect, ancora di John Demartini, oppure Il potere e la magia della gratitudine di Ivan Nossa.

Per abituarsi gradualmente, ci si può applicare giorno per giorno, ad esempio con Il Diario della Gratitudine e dell’Abbondanza: Coltiva la gratitudine in un anno, mese per mese

La gratitudine ci accompagna in genere verso la fiducia e la curiosità in qualcosa che va oltre noi stessi. Possiamo chiamarlo Universo. Scopriremo così che l’ universo funziona concretamente e in modo imparziale secondo alcune leggi universali. Un testo che ce le racconta è Trasforma la tua vita con la conoscenza delle leggi universali. Un altro modo di approfondire può essere attraverso meditazioni guidate, per esempio con Meditazioni. Le 14 leggi universali. Come viverle e sperimentale attraverso la meditazione guidata. Con 2 CD-Audio

Se vogliamo invece parlare di Dio, io ho apprezzato tanto Neale Donald Walsch, con le sue Conversazioni con Dio, volume 1 , 2 e 3.

Scrive anche Quando tutto cambia, cambia tutto per ripensare diversamente ai momenti difficili e trovare nuova forza interiore. Ne parla anche sotto forma di parabola con una breve storia narrata La mia piccola anima e il sole. Non avere paura del buio, ti aiuterà a trovare la luce

Osho è un altro grande autore, un maestro contemporaneo, che ci fa riflettere su molti temi importanti. Tra i suoi best seller, Con te e senza di te, Crea il tuo destino. Le intuizioni che cambiano la vita, e Ricominciare da sé

Del Dalai Lama, abbiamo Conosci te stesso , L’arte della felicità e Il libro della gioia.

Come ultimo titolo, mi congedo con le sue 4 parole preziosissime….

Non sprecare questa vita!

Temi legati alla Felicità e al Benessere

Louise L. Hay – sicuramente ne avrai sentito parlare – era una strenua sostenitrice del Pensiero Positivo, come mezzo capace di curare i blocchi emotivi e guarire a volte anche dalla malattia. Ci ha lasciato circa un paio di anni fa, ma non senza una preziosa eredità. Il suo best seller è Puoi Guarire la tua Vita, Come puoi guarire la tua vita – il manuale, Guarisci te stesso, Puoi vivere una vita straordinaria!, e Il potere delle donne.

In Italia, esiste una splendida formatrice (l’unica degli insegnanti del metodo Louise Hay “chez nous”), tanto da essere stata definita dai media la “Louise Hay Italiana”! Tutta un’altra vita® è il nome del suo metodo. Il suo nome è Lucia Giovannini, e con i suoi corsi e suoi libri ha aiutato migliaia di persone, grazie ai suoi stimoli e insegnamenti circa la paura, l’autostima e i propri sogni! I suoi, di best seller, sono: Tutta un’altra Vita e Mi merito il meglio. Ha scritto anche Libera la tua Vita e Crea la vita che vuoi, Il potere delle domande, e Il potere del pensiero femminile.

Non si limita solo a scrivere, ma in Italia e nel mondo conduce anche corsi trasformazionali.

Un altro autore italiano che apprezzo tantissimo è un uomo che alterna l’attività artistica di sceneggiatore e regista, a quella di psicologo, life coach, e terapeuta. E’ Alberto Simone. Da anni ormai si occupa di Felicità, conducendo seminari e workshop formativi e motivazionali. Il suo primo libro è La felicità sul comodino.  Piccoli segreti per vivere meglio ogni giorno Di recente è uscito anche il suo secondo libro Ogni giorno un miracolo. Imparare l’arte di amare la vita.

Anche lo psicologo e scrittore Giulio Cesare Giacobbe scrive a proposito di felicità: Il segreto della felicità e Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, dal titolo provocatorio ma dai preziosi contenuti, per allentare il pensiero nevrotico e ritornare a quella realtà da cui esso ci allontana.

Il già citato Daniel Lumera, scrive con Franco Berrino Ventun giorni per rinascere. Il percorso che ringiovanisce corpo e mente e la Via della leggerezza: Perdere peso nel corpo e nell’anima.

Del grande autore e medico indiano Deepak Chopra, guru della medicina ayurvedica, possiamo trovare Benessere totale. Il perfetto equilibrio tra mente e corpo , Guarirsi da dentro e Reinventare il corpo, risvegliare l’anima. 10 passi per cambiare la tua vita

Altro tema direttamente collegato al benessere è quello dello stress. Terenzio Traisci, psicologo e formatore esperto proprio nella gestione dello stress, apparso anche in molte trasmissioni radiofoniche. Uno dei suoi libri molto conosciuti è Felicemente Stressati. Ha scritto anche Tutto il bene che mi voglio. Breve corso di amor proprio. Terenzio aiuta le persone a creare uno stato d’animo positivo che sia quasi auto-indotto, qualcosa a cui accedere intenzionalmente quando ne abbiamo bisogno.

A proposito di stress, ma di un autore molto meno recente – ma che ha fatto la storia – cito nuovamente Dale Carnegie, con Come vincere lo stress e cominciare a vivere, ed anche Come godersi la vita e lavorare meglio

Uno specchio ironico invece è regalato da Paul Watzlawick con Istruzioni per rendersi infelici

Sulla resilienza, troviamo Resisto dunque sono. Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress di Pietro Trabucchi.

Altri autori internazionali di rilievo sono senz’altro i già citati Joe Vitale ( Corso di risveglio. Diventa artefice della tua felicità ) e Steven Covey con La 3ª alternativa. Come risolvere i problemi più difficili della vita, che ha già raggiunto i 10 milioni di copie vendute!

Oltre a libri e manuali, esiste una altra forma di scrittura per aiutarci a capire e a trasformarci, in maniera meno razionale. Ho adorato e sono legatissima a 2 piccoli libri di velocissima lettura ma davvero trasformazionali (per chi ha i canali aperti), che utilizzano una storia, che parla di 2 topolini e di formaggio: sto parlando ovviamente dei libri di Spencer Johnson: Chi ha spostato il mio formaggio? e Chi ha spostato il mio formaggio? Il seguito.

Mi viene in mente un altro libro, una raccolta di storie, leggende e racconti, scritto dallo psicoterapeuta Jorge Bucay: Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere